Quando la performance è prendere la decisione giusta: il metodo di Maurizio Mariani, arbitro internazionale di calcio
Quando si parla di grandi competizioni calcistiche, l'attenzione è quasi sempre rivolta ai protagonisti in campo. Eppure, c'è un'altra figura chiamata a esprimere una prestazione di altissimo livello: l'arbitro.
Dietro ogni fischio non c'è solo una profonda conoscenza del regolamento: c'è una preparazione atletica paragonabile a quella dei calciatori, un lavoro costante sulla lucidità mentale e una cura quotidiana di recupero, alimentazione e benessere fisico.
Prendere la decisione giusta al novantesimo minuto (o oltre) richiede la stessa qualità di performance che serve per segnare un gol decisivo o difendere un risultato.
A capo della ristretta spedizione arbitrale italiana per il Mondiale 2026 (che comprende anche gli assistenti Bindoni e Tegoni, e Di Bello al VAR), Maurizio Mariani ha rappresentato il nostro Paese in una delle competizioni più prestigiose del calcio internazionale.
Dopo il debutto in Serie A nel 2013 e la promozione nell'organico della massima serie nel 2015, ha diretto alcune delle sfide più prestigiose del panorama calcistico, dal derby di Milano ai quarti di finale di Champions League tra Liverpool e Paris Saint-Germain.
Da circa un anno Maurizio utilizza anche i prodotti della linea Cetilar® Nutrition, integrandoli nella propria routine di allenamento e recupero.
Lo abbiamo incontrato per approfondire come si prepara un arbitro di livello internazionale, cosa significa gestire la pressione nelle partite più importanti e quali sono gli aspetti meno conosciuti di una professione in cui ogni dettaglio può fare la differenza.
Da una passione al calcio internazionale: una crescita costruita nel tempo
1. Quando ha capito che l'arbitraggio sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice passione?
Come molti ragazzi, ho iniziato giocando a calcio. L'arbitraggio è arrivato quasi per caso, ma molto presto ho capito che poteva rappresentare un percorso capace di mettermi alla prova sotto tanti punti di vista.
Ogni categoria conquistata diventava uno stimolo per affrontare la successiva. Col tempo ho compreso che, per arrivare ai massimi livelli, il talento non basta: servono dedizione, studio e la voglia di migliorarsi continuamente.
Ogni partita, ogni stagione e ogni esperienza rappresentano un'opportunità per crescere. È un percorso che non finisce mai e richiede la stessa dedizione di qualsiasi atleta professionista.
2. Quanto è cambiato il suo ruolo nel corso degli anni?
L'arbitro moderno è molto diverso rispetto al passato. Oggi non basta conoscere il regolamento: bisogna essere professionisti preparati sotto ogni aspetto: fisico, tecnico e mentale.
Il livello del calcio si è alzato enormemente, così come la velocità del gioco. Per stare al passo bisogna allenarsi come un atleta, preparare ogni gara nel dettaglio e arrivare in campo nelle migliori condizioni possibili.
La preparazione non riguarda soltanto ciò che accade durante la settimana sul campo, ma anche tutto ciò che precede il fischio d'inizio.
Preparazione: ogni partita inizia molto prima del fischio d'inizio
3. Come si prepara una gara dal punto di vista fisico e mentale?
Ogni partita è diversa e richiede una preparazione specifica. Naturalmente c'è il lavoro atletico: allenamenti sul campo, forza, mobilità, esercitazioni specifiche e recupero. Ma la preparazione di un arbitro inizia molto prima.
Una parte importante del lavoro è dedicata allo studio della partita. Si analizzano le squadre, le loro caratteristiche, i giocatori più rappresentativi, le dinamiche di gioco e gli episodi che potrebbero verificarsi durante l'incontro.
L'obiettivo non è prevedere cosa accadrà, ma arrivare con più strumenti possibili per interpretare correttamente ciò che succede sul terreno di gioco.
Prepararsi significa ridurre le variabili impreviste (gli errori) e riuscire a prendere decisioni lucide anche nei momenti di maggiore pressione.
4. Quanto conta il lavoro di squadra nella preparazione di una partita?
Moltissimo! Quando si pensa all'arbitro, si immagina una figura sola al centro del campo; in realtà dietro ogni partita c'è un lavoro condiviso con tutta la squadra arbitrale.
Assistenti, quarto uomo e VAR preparano l'incontro insieme, confrontandosi sugli aspetti tecnici, sulle caratteristiche delle squadre e sulle possibili situazioni da gestire.
Arrivare alla gara significa presentarsi con una visione comune e una comunicazione già costruita durante la settimana.
Anche questo contribuisce alla qualità della prestazione.
5. Quanto conta la preparazione mentale?
È probabilmente la parte più importante. Durante una partita bisogna prendere decisioni in pochi istanti, mantenendo la stessa lucidità dal primo fino all'ultimo minuto, indipendentemente dal risultato, dal contesto o dalla pressione esterna.
Per questo è fondamentale imparare a gestire le energie mentali tanto quanto quelle fisiche.
La concentrazione non è qualcosa che compare all'improvviso, al momento del fischio d'inizio: si costruisce attraverso la preparazione, l'allenamento e le abitudini quotidiane.
Photo Credits FIFA
Recupero, idratazione e alimentazione: la performance continua anche dopo il novantesimo
6. Che ruolo hanno recupero e alimentazione nella vostra routine?
Sono elementi fondamentali della preparazione.
Spesso si pensa che il lavoro dell'arbitro inizi e finisca con la partita, ma in realtà la prestazione si costruisce anche nelle ore successive al fischio finale.
Un arbitro percorre mediamente oltre dieci chilometri durante una gara, alternando corsa continua, cambi di direzione e accelerazioni. A questo si aggiunge un carico mentale costante, perché ogni decisione richiede concentrazione e lucidità.
Per questo il recupero diventa una parte integrante della performance.
7. Quanto conta l'idratazione?
È uno degli aspetti a cui prestiamo maggiore attenzione. Una corretta idratazione inizia molto prima della partita e continua anche dopo il termine della gara.
Quando si gioca in periodi particolarmente caldi o in competizioni concentrate, mantenere un adeguato equilibrio idrico è fondamentale non solo per sostenere lo sforzo fisico, ma anche per preservare la capacità di concentrazione e prendere decisioni lucide fino all'ultimo minuto.
È un dettaglio che spesso passa inosservato, ma può fare una grande differenza sulla qualità della prestazione.
8. Recupero e integrazione come si inseriscono in questo contesto?
Sono parte dello stesso processo. Accanto a una corretta alimentazione, grande attenzione viene riservata alla qualità del sonno, alla gestione delle energie e all'integrazione, quando necessaria.
Personalmente utilizzo da circa un anno i prodotti Cetilar® Nutrition, che fanno parte della mia routine insieme all'allenamento e alle strategie di recupero.
L'obiettivo è arrivare pronti alla partita successiva nelle migliori condizioni possibili, soprattutto quando gli impegni si susseguono a distanza ravvicinata.
La performance non si costruisce soltanto allenandosi di più, ma anche recuperando meglio.
Le partite che contano di più: gestire pressione, emozioni e dettagli
9. Come cambia l'approccio quando si arbitrano gare a eliminazione diretta, ad esempio, di una competizione mondiale?
Cambia moltissimo. Sono partite in cui ogni episodio può indirizzare il destino di una squadra e ogni decisione assume un peso ancora maggiore. Questo aumenta enormemente la responsabilità dell'arbitro.
Spesso si giocano a fine stagione, con temperature elevate e tempi supplementari che rendono ancora più impegnativa la gestione delle energie.
Non si tratta solo di arrivare preparati dal punto di vista fisico: bisogna saper gestire l'intensità emotiva della gara, mantenere lucidità anche nei momenti più concitati e restare concentrati fino all'ultimo secondo.
Anche la preparazione diventa ancora più approfondita. Ogni dettaglio viene analizzato con attenzione: il modo di giocare delle due squadre, le caratteristiche dei singoli calciatori, le dinamiche che potrebbero crearsi durante l'incontro. Tutto questo permette di arrivare al fischio d'inizio con un bagaglio di informazioni che aiuta a leggere meglio la partita.
Naturalmente il calcio resta imprevedibile ed è proprio questa la sua bellezza. Detto ciò, prepararsi nel modo più accurato possibile significa aumentare le probabilità di prendere la decisione giusta quando serve davvero.
10. Quanto incide l'esperienza in queste situazioni?
L'esperienza aiuta molto, soprattutto nella gestione delle emozioni.
Con il passare degli anni impari a riconoscere certe dinamiche, a non farti trascinare dal contesto e a rimanere focalizzato su ciò che accade in campo.
La pressione non scompare mai, ma cambia il modo di affrontarla. Diventa qualcosa da gestire, non da temere.
Photo Credits FIFA
L'errore, la pressione e la crescita
11. L'arbitro è spesso al centro delle polemiche. Come si riesce a lasciarsi alle spalle un errore?
L'errore fa parte del percorso di crescita. È inevitabile soffermarsi a riflettere su una decisione che, con il senno di poi, avresti potuto gestire diversamente. Ma non bisogna permettere che quell'episodio condizioni la partita successiva o il percorso futuro.
Ogni gara viene analizzata con grande attenzione, cercando di capire cosa abbia funzionato e cosa possa essere migliorato. L'obiettivo non è giudicarsi, ma imparare.
La crescita passa anche attraverso la capacità di accettare che la perfezione non esiste.
12. Che rapporto ha con la pressione?
Ho imparato a considerarla un privilegio. Se la vivi come un peso, finisce per limitarti.
Se invece la interpreti come la conseguenza naturale del livello a cui sei arrivato, diventa uno stimolo a prepararti meglio e a dare qualcosa in più.
13. La competizione tra arbitri esiste?
Sì, ed è positiva: uno degli aspetti più interessanti dell'arbitraggio è la possibilità di osservare continuamente il lavoro degli altri.
Guardare un collega dirigere una partita significa imparare, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche nel modo di comunicare con i calciatori, nella gestione del linguaggio del corpo, nella postura, nella capacità di mantenere il controllo della gara.
È una forma di apprendimento continuo, un modeling: si osserva ciò che funziona, lo si adatta alla propria personalità e si costruisce, stagione dopo stagione, il proprio stile arbitrale.
Dietro ogni arbitro c'è una squadra
14. Quanto conta il confronto con i colleghi?
Il confronto interno alla squadra arbitrale è prezioso. Parlarsi, condividere impressioni e analizzare insieme le partite permette di crescere molto più rapidamente rispetto a un percorso individuale.
15. Una carriera vissuta costantemente sotto pressione richiede grandi sacrifici. Quanto conta avere una rete di persone accanto?
Conta tantissimo: quando si vede una partita in televisione, si osserva soltanto l'arbitro sul terreno di gioco. In realtà, dietro quella prestazione c'è un mondo fatto di persone che ti permettono di affrontare questo percorso con serenità.
La famiglia rappresenta il punto di equilibrio: è quella che condivide i sacrifici, comprende le assenze, sostiene nei momenti difficili e ti aiuta a rimanere con i piedi per terra anche quando arrivano soddisfazioni importanti.
Sapere di avere accanto persone che credono in te permette di affrontare con maggiore serenità anche le responsabilità più grandi.
Alla fine, le partite passano, i rapporti umani restano.
La performance è una questione di equilibrio
16. Qual è l'insegnamento più importante che l'arbitraggio le ha dato?
Che la preparazione fa la differenza: non elimina gli imprevisti, perché nello sport l'imprevedibilità esisterà sempre, ma permette di affrontarli nel modo migliore.
Allenarsi con continuità, studiare ogni partita, curare recupero, alimentazione, idratazione e preparazione mentale significa arrivare pronti quando conta davvero.
È questo che permette di prendere una decisione con lucidità anche dopo novanta minuti di corsa.
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Nel calcio, come in ogni sport, la prestazione non appartiene solo a chi segna o a chi vince.
La performance di un arbitro nasce molto prima del calcio d'inizio e continua anche dopo il triplice fischio.
È quella che Maurizio Mariani costruisce ogni giorno con metodo, con la voglia di imparare e con la capacità di trovare un equilibrio tra preparazione, recupero e vita personale.
Quando il margine d'errore è minimo, non esistono scorciatoie: contano la cura dei dettagli, la continuità e la capacità di restare lucidi fino all'ultimo fischio.

