Approccio integrato a tutela della salute e della performance nel ciclismo - Intervista ad Andrea Giorgi, Sports & Exercise Physician, Bardiani CSF 7 Saber
Nel ciclismo moderno la performance non si costruisce solo sulle gambe, ma anche su dati, prevenzione e capacità di gestire ogni dettaglio, dalla nutrizione al recupero, fino al monitoraggio continuo dell’atleta.
Il dott. Andrea Giorgi, Sports & Exercise Physician dell’UCI Pro team Bardiani CSF 7 Saber, lavora ogni giorno in questo equilibrio: trasformare informazioni scientifiche in decisioni pratiche, con un obiettivo chiaro: proteggere la salute, favorire la crescita dei giovani talenti e massimizzare la prestazione.
Percorso e visione: il medico come parte del sistema performance
1. Come è entrato nel ciclismo professionistico e cosa l’ha portata in Bardiani?
Sono nel ciclismo professionistico dal 2011. In Bardiani sono arrivato nel 2023, attratto da un progetto molto chiaro: far crescere giovani atleti e portarli a diventare ciclisti di alto livello.
È un ambiente che ti permette di lavorare davvero a 360°. Non sei limitato al “visita e somministra una terapia”, ma puoi seguire l’atleta in tutto il suo percorso. Questo per me è fondamentale, anche perché mi permette di unire pratica clinica e ricerca scientifica.
2. Quanto conta oggi la base scientifica nella gestione dell’atleta?
Ogni protocollo, dall’allenamento alla nutrizione, fino alla prevenzione, deve avere una base scientifica. Questo approccio dà sicurezza anche agli atleti: si sentono tutelati e sono più coinvolti nel processo.
3. Come è cambiato il rapporto con gli atleti negli anni?
Oggi gli atleti sono più consapevoli, più curiosi. Fanno domande, vogliono capire perché assumono un integratore, quali benefici ha, quando usarlo.
Questo confronto è positivo: migliora la qualità del lavoro e crea un vero lavoro di squadra tra loro, il medico, il nutrizionista e il preparatore.
Metodo e monitoraggio: personalizzare per performare
4. Nel ciclismo moderno, come si gestisce il carico tra allenamenti, gare e viaggi?
Il punto di partenza è sempre la tutela della salute: ogni atleta ha un calendario specifico e un carico di lavoro diverso, in base al ruolo e agli obiettivi.
Su questa base costruiamo una programmazione che include preparazione fisica, monitoraggio sanitario e interventi nutrizionali e di integrazione.
5. Quali parametri monitorate per valutare lo stato dell’atleta?
Principalmente esami ematici e dati di performance. Grazie alla tecnologia possiamo monitorare l’atleta anche a distanza: sappiamo come si allena, che carichi sostiene, come risponde.
Questi dati vengono condivisi con tutto lo staff e ci permettono di intervenire in modo mirato.
6. Quanto conta la personalizzazione tra i diversi tipi di corridore?
Uno scalatore, un velocista o un corridore da classifica hanno esigenze completamente diverse, che impattano direttamente su tutto il lavoro quotidiano.
Ad esempio, uno scalatore ha esigenze completamente diverse rispetto a un velocista: cambiano i carichi di allenamento, ma soprattutto cambiano i fabbisogni energetici e l’approccio nutrizionale.
Allo stesso modo, un corridore da classifica deve essere preparato a sostenere sforzi ripetuti per più giorni consecutivi, con un’attenzione particolare al recupero e alla gestione delle energie lungo tutta la corsa a tappe.
Queste differenze si riflettono anche sull’integrazione, che viene adattata in base al tipo di atleta, al periodo della stagione e agli obiettivi specifici.
L’obiettivo non è standardizzare, ma costruire un lavoro su misura che permetta a ogni corridore di esprimere al meglio le proprie caratteristiche.
Recupero e integrazione: accelerare la ripresa, proteggere la performance
7. Come gestite il recupero, soprattutto nelle corse a tappe?
Le corse a tappe sono la situazione più complessa: il recupero inizia già durante la gara: alimentazione, idratazione e gestione dello sforzo devono essere pensati in funzione del giorno successivo.
L’obiettivo è arrivare alla mattina dopo con un atleta il più possibile ristabilito, sia dal punto di vista fisico che metabolico.
8. Che ruolo ha l’integrazione nella programmazione medica?
È uno strumento, non un automatismo. L’integrazione viene personalizzata in base a carichi di lavoro, esami del sangue e periodo della stagione.
Ad esempio, in altura aumenta la richiesta di ferro e acido folico per supportare l’eritropoiesi. In questi casi si costruiscono protocolli specifici, condivisi con l’atleta.
9. Ci sono altri momenti chiave in cui l’integrazione diventa strategica?
Sì, ad esempio nel periodo invernale. Molti atleti chiedono supporto per ridurre il rischio di malattie stagionali, e in questi casi utilizziamo un’integrazione mirata con minerali e micronutrienti.
L’atleta moderno: più informato, più coinvolto
10. Come sono cambiati gli atleti dal punto di vista della consapevolezza?
Sono molto più informati rispetto al passato. Non si limitano più a seguire indicazioni: vogliono capire, confrontarsi, partecipare alle decisioni.
Nel ciclismo questo è ancora più evidente perché è uno sport globale: atleti e staff condividono continuamente esperienze e conoscenze.
11. Come si integra oggi il ruolo del medico con quello degli altri professionisti?
Si lavora sempre di più in team: il medico, il nutrizionista e il preparatore collaborano costantemente perché una buona performance necessita di uno stato di salute adeguato a sostenerla.
Futuro del ciclismo: tra tecnologia e nuove sfide
12. Quali sono i principali cambiamenti che stanno ridefinendo il ciclismo?
È uno sport sempre più globale e continuo: si gareggia quasi tutto l’anno e in tutto il mondo.
Questo aumenta le richieste fisiche e richiede una gestione ancora più attenta.
Dal punto di vista medico, l’evoluzione più importante è il monitoraggio: oggi analizziamo non solo frequenza cardiaca, ma anche la potenza, carichi esterni e interni, fino alla respirazione.
13. Sta cambiando anche il profilo degli atleti?
L’età si sta abbassando: oggi troviamo professionisti anche a 18 anni, in passato l’età media era 25 anni.
Questo apre nuove sfide, perché bisogna gestire atleti in fase di sviluppo, che lasciano la dimensione familiare per entrare in squadra, ragazzi con esigenze fisiologiche diverse rispetto a un adulto.
14. Come si prepara un grande appuntamento come il Giro d’Italia?
È un processo strutturato e molto progressivo, che parte diverse settimane prima della gara e coinvolge più aspetti contemporaneamente.
Si inizia con una fase di valutazione, che comprende test fisiologici ed esami ematici.
Questo serve per avere una fotografia completa dell’atleta: stato di forma, eventuali carenze e margini di miglioramento.
Successivamente si entra nella fase di costruzione vera e propria, spesso con periodi di allenamento in altura, generalmente sopra i 2000 metri, di circa 20 giorni.
L’obiettivo qui è stimolare adattamenti importanti, soprattutto a livello di resistenza e capacità di trasporto dell’ossigeno.
Durante l’altura il lavoro è molto controllato e personalizzato:
- monitoriamo costantemente i parametri fisiologici
- adattiamol’alimentazione in funzione dei carichi
- interveniamo con integrazione mirata, ad esempio con ferro e altri micronutrienti utili a supportare l’eritropoiesi
Parallelamente, si lavora molto anche sulla gestione del recupero, perché l’altura è uno stress importante per l’organismo e va bilanciato correttamente.
Terminata questa fase, si passa a un periodo di rifinitura (tapering), in cui si riducono progressivamente i carichi di lavoro per permettere all’atleta di arrivare alla gara nelle migliori condizioni possibili.
Nei giorni immediatamente precedenti alla competizione, l’attenzione si sposta su:
- ottimizzazione delle scorte energetiche
- idratazione
- qualità del sonno
- stabilità dei parametri ematici
L’obiettivo finale è uno solo: presentarsi alla partenza con un atleta non solo allenato, ma pronto a sostenere uno sforzo prolungato e ripetuto per tre settimane consecutive.
---
Nel ciclismo moderno la performance non è mai il risultato di un solo fattore: è l’equilibrio tra dati, scelte e capacità di adattarsi continuamente.
In questo equilibrio, il ruolo della medicina dello sport è sempre più chiaro: non solo curare, ma anticipare, guidare e costruire prestazione nel tempo.